Concordia, spunta un sms che imbarazza Costa

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Concordia, spunta un sms che imbarazza Costa

Messaggio  Giovanni il Mar 16 Apr 2013, 17:41

Un consulente scrive alle 22.04 «siamo all'abbandono della nave». Secondo la procura: «Il comportamento di Schettino e di Ferrarini era diretto a ‘‘coprire’’ il disastro

DAL NOSTRO INVIATO GROSSETO — Al Teatro Moderno lunedì mattina sono state presentate oltre 200 richieste di parti civili (compresa quella dell’ex indagato Salvatore Ursino) per il disastro della Concordia che il 13 gennaio 2012 causò 32 vittime e numerosi feriti. Ci sono talmente tante richieste, compresa quella avanzata dalla compagnia marittima, che il gup Pietro Molino ha rinviato tutto a mercoledì. Ha una mole di carte da studiare, il giudice, e da incrociare con quelle depositate dal pool dei pm coordinati dal procuratore Francesco Verusio. Ad esempio, durante l’interrogatorio in procura, l’ex capo dell’Unità di crisi Roberto Ferrarini disse: «Ricordo che Schettino, forse era ancora a bordo, a sorpresa mi propose: ‘‘Roberto se sei d’accordo diciamo che ho avuto un black out a seguito del quale sono andato a sbattere sullo scoglio’’. Ero già nella sala crisi della Costa Crociere, ma non so dire l’ora perché ci siamo rimasti dalle 23 fino alle 3.30 del mattino. Quando mi ha fatto questa proposta io ho subito replicato: ‘‘Che stai dicendo?’’».

Ma che la compagnia marittima sapesse che, dopo l’urto, c’era in corso una vera e propria emergenza la procura lo mette nero su bianco. Dopo aver avuto la conferma da Francesco Schettino, unico degli indagati presenti in aula, dei compartimenti allagati, Ferrarini «al verosimile scopo di consentire al comandante della Concordia di portare a termine il proprio tentativo di mettere in salvo la nave — (la nave, non i passeggeri), se del caso, con l’ausilio di un rimorchiatore pagato il meno possibile — rilasciò alla Guardia Costiera dichiarazioni tutto sommato più che ottimistiche». In pratica disse: «Si sta tranquillizzando la situazione ma dobbiamo decidere l’abbandono della nave». Là dentro, però, era il caos. O così sembrava a tutti, compresi i consulenti della Costa. Uno di loro, quella notte, è sulla Concordia. E agli atti finisce anche «un resoconto dei messaggi e delle conversazioni telefoniche da lui ricostruite e comunicate per l’indagine interna inviata alla Carnival».

L’audit lo redige un funzionario della Costa che è a casa sua quando sul suo cellulare compare un sms, poi girato a un collega dell’Unità di crisi. È un messaggio del 13 gennaio, ore 22.04, e viene inviato da un consulente della compagnia di navigazione: «Sono a bordo di Costa Concordia, emergenza molto seria, penso siamo all’abbandono nave». La procura non ha dubbi: «Il comportamento di Francesco Schettino e di Roberto Ferrarini era diretto a ‘‘coprire’’ la vera natura del sinistro all’Autorità marittima, ai passeggeri e persino alla maggior parte dell’equipaggio, così da riuscire a contenere al massimo le conseguenze negative della collisione (in particolare, limitando i danni, diretti e indiretti; quelli da danno emergente, sostituendo una riparazione rischiosissima, sbrigativa e omertosa in un cantiere compiacente alla doverosa attuazione delle procedure di emergenza; e quelli da lucro cessante, per la intuibile ricaduta sull’immagine del marchio Costa Crociere)».

Agli atti spunta anche un precedente del giugno 2005 dai quali «si evince che i primi inconvenienti all’asse sinistro della tenuta sim-plex si verificavano presso il porto di Tunisi a una nave della flotta Costa». Per i pm si tratta di un’analogia che lascia «più di una perplessità in merito alla completa trasparenza delle politiche di Costa Crociere relativamente ad eventuali incidenti in mare». Tutto questo senza tenere conto che Mara Parmegiani, una delle sopravvissute, ha detto di essersi rivolta all’avvocato statunitense John Eaves, che ha intentato causa alla Costa Carnival alla Corte di Stato degli Stati Uniti «perché la lentezza della giustizia italiana è allucinante». In questo caso, però, un’inchiesta internazionale e complicata è stata chiusa in poco meno di un anno. «La procura ha lavorato velocemente e, a mio parere, anche molto bene», chiosa il procuratore Verusio.

Simone Innocenti

Corriere Fiorentino

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